Sadu Yoga Caste. Note personali sulle tradizioni

SULLE CASTE

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Ashlisha mi parla delle caste in breve, dice chenon sono affatto scomparse: l’intero sistema sociale indiano si basa su una struttura esistente da millenni: accademici, guerrieri, mercanti , contadini e allevatori e, infine, i servi e intoccabili.

Il cognome stabilisce l’origine di un uomo, una cicatrice millenaria che riaffiora ogni volta in cui si debba compilare un documento ufficiale, ed è comunque talmente vincolata al cognome che talvolta non servirebbe nemmeno dichiararle nulla.

Poco importa se di generazione in generazione i tuoi avi si siano poco a poco creati una posizione migliore, passando magari da servi a contadini e poi da guerrieri ad accademici . poco importa che ora tu, giovane indiano, medico o professore, sei seduto sulla tua scrivania a compilare moduli per iscrivere tuo figlio a scuola: la sua casta comparira’ sempre.

Quali gli effetti? Per l’ignoranza di alcuni possiamo ben immaginare le discriminazioni.

 Molti luoghi e’ vero, per fortuna cercano di eliminare questo preconcetto. Il National Istitute of Naturopathy , ad esempio istituito da Gandhi ad esempio, non chiede la casta : il grande Mahatma ha sempre combattuto perchè tale usanza fosse abbandonata. Ma il governo attuale ancora non molla e anche la nostra piccola Accademia nel villaggio rurale, essendo una scuola riconosciuta dal governo, pretende che venga segnata sui documenti di iscrizione, con gran dispiacere dello staff della DGS.

Tra amici certo non se ne parla, non mi sono mai sognata di chiedere la casta a nessuno dei miei conoscenti, ne tra loro ne parlano mai, e’ una sorta di tabù nelle conversazioni, ma non nei documenti ufficiali.

SULLE TRADIZIONI

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Le tradizioni esistono eccome!

in India e bisogna stare a volte attenti a distinguere il buono dal marcio, specialmente perche’ sono molti i mercanti di frottoleche  intrattengono rapporti con stranieri in cerca di quella sacra spiritualita’ di cui tutta l’India sembra pervasa.

Ma ad esempio i sadu, uomini saggi di preghiera che vivono meditando e bussano porta a porta per chiedere offerte in cambio di una preghiera, esistono, ma molti di loro sono uomini di malaffare che han capito come schivare i controlli della polizia con un travestimento ! Alcuni hanno gli occhi grandi ma l’aria trasandata, i capelli arruffati e la fronte rosso porpora, e  con lunghe tuniche arancioni vendono previsioni sul futuro e chiedono denaro contante.

Un vero sadu non ti chiedera’ mai denaro, ma offerte in cibo, e non cercherà di compiacerti prevedendo per te il più roseo e prospero dei futuri. “Il suo compito e’ pregare e meditare”, mi dice Nanjari , uno dei ragazzi che collabora con noi.

Tutto qui e l’offerta di cibo al sadu è essa stessa un gesto benedetto, poiche’ mantiene  in vita un gruppo di persone dedite alla preghiera e alla vita spirituale. Ma se un sadu vi proporra’ di pagarlo 300 rupie per una buona lettura, e di storie di tali incontri ne ho sentite, bhe semplicemente non e’ un sadu  , ma un mercante.

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Medesime osservazioni potrei fare per certi Ashram, che prevedono pagamenti altissimi per il soggiorno e i relativi corsi di meditazione. Purtroppo sono spesso quelli che lavorano bene sulla propria promozione oltreoceano , come quello di Osho per dirne uno, e attirano molti clienti.

Il Resort di Osho qui a Pune, che io preferirei chiamare resort e non Ashram, oltra ai costi spropositati di listino, richiede anche di fare un test HIV, per scongiurare la presenza del virus all’interno delle sue mura. Un atteggiamento ridicolo e discriminante, come se per meditare fosse necessario, e dovuto alla cattiva reputazione che ha raccolto in India dopo aver spopolato tra gli Hippies e gli anarchici in America ben propensi a rompere le tradizioni della borghesia per bene: sull’onda della spiritualita’ new age e cavalcando il periodo della liberalizzazione dei costumi sessuali, e’ diventato presto un luogo alternativo ( e  ben remunerativo) dove diffondere un bel melange di insegnamenti spiritual chic perfettamente incalzanti la ricerca mistica di molti hippis. La realtà è che qui in India e’ considerato  alla stregua delle molte sette, descritto come “poco autentico” e in generale molto mal visto. Effettivamente questo tipo di luoghi e strutture , lungi dal tentativo di mediare tra culture differenti, sono pensati per gli occidentali e sono ben distanti dal concetto stesso di vita yogica e ashram piu’ autentici, e affatto introvabili, anzi.

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Oltre al Naturopatic Center di Gandhiji in Taliwada Road che offre uno spazio per la meditazione e lo yoga, ho da poco iniziato a frequentare un corso di Yatri yoga che propone un bel percorso di meditazione e kriya  yoga  basato sugli insegnamenti di un guru riconosciuto e amato, la cui tradizione e discendenza e’ piu’ tracciabile. E per poche rupie, libri economici o addirittura a offerta libera in questo ashram  accettano proposte di volontariato per supportare i soggiorni durante i quali meditare , in luogo tranquillo, immerso nella natura non lontano da Pune. Una vera e propria comunita’ spirituale aperta a tutti dove stanno crescendo anche molte famiglie. Il corso e’ bello e accessibile e spero mi permettera’ di indagare e riflettere su uno dei temi sospesi della mia tesi in Tamil Nadu sulla relazione Maestro /Discepolo nella pratica delle tradizioni spirituali indiane.

Son partita con la danza e ora approdo allo yoga, e sara’ una bella scoperta.

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