Traffic in Pune #nowords #funny #taxidriver

Alle nove e mezza circa il bus che dalla Guest House ci porta agli uffici della DGS aspetta fuori, io joel e Golshan un’altra volontaria canadese che abita con noi nella guest house, terminiamo la colazione preparata dalle domestiche che ci avviamo. La Guest house si chiama DGS cultural center, è gestita da nonna Auntie e una volta ospitava molti dei volontari internzionali, ora meno, infatti siamo solo in 4, ioe Joel che resteremo per i prossimi mesi e Golshan ed Elizabeth che partiranno a giorni. E’ una casa a due piani , in un complesso residenziale basso in Wanowari, al pian terreno c’è un piccolo ingresso con la tv, la sala da pranzo con un frigo, un bollitore da the e un microonde a nostra disposizione; poi ci sono un lavabo esterno, un bagno e la cucina;l Al piano superiore ci sono circa 6 stanze doppie ,tre bagni con doccia e acqua calda corrente e un salone grande con un altra tv. L”arredamento è modesto, in parte indiano e in parte occidentale con letti e tavoli alti e sofà bassi in legno scuro, ma tutto è molto dignitoso e pulito e Wanawadi è una parte della città che non avevo mai visto, molto caotica e trafficata, infatti le case qui non son alti grattacieli come in altre periferie, ma han pochi piani e spesso un piacevole giardino esterno. Il complesso residenziale ha un custode e per fortuna è chiuso al traffico pubblico che è sconcertante e bisogna farci l’abitudine: attraversare la strada in principio è uno dei momenti meno piacevoli. Scherzando di sé gli indiani di qui dicono che in India non si guida “ a sinistra” ma “ a quello che è alla sinistra”…come a dire che non ci sono regole precise: i limiti di velocità son relativamente bassi ma in compenso i movimenti delle vetture sono davvero imprevedibili, i sorpassi sorprendenti e i sensi unici pressochè inesistenti. Anche ieri il taxista di Mumbai che non conosceva Pune ha imboccato una rotonda in contromano, senza batter un ciglio, dribblando i cofani che gli venivan quasi addosso e lo sguardo più divertito che contrariato degli altri guidatori, che hanno probabilmente considerato la manovra suicida un dettaglio trascurabile. Io ho passato un paio di minuti di terrore ben celati da quella una poco credibile espressione di pacatezza mista a rassegnazione, che mi ostino a portare in ogni situazione simile che richieda un ulteriore sforzo di self-control. Tipo appunto attraversare queste strade.In realtà è in quei momenti di appello a tutti i santi e le madonne che riconosco quano possa esse utile credere all’esistenza di altre vite ed universi superiori. Questo ovviamente prima di farci l’abitudine, ma è solo la prima settimana e mi do tempo.

Il primo giorno al DGS è quello dedicato al disbrigo delle pratiche burocratiche : è necessario dichiarare la presenza dei volontari all’ufficio immigrazione e completare un documento che si chiama c-form, senza il quale in India è pressochè impossibile acquistare una sim card telefonica ho una chiavetta internet, salvo discussioni lunghe contrattazioni o colpi di fortuna. La registrazione all’ufficio immigrazione è o dovrebbe essere una pratica obbligatoria per le associazioni che accolgono volontari, e il visto turistico permette di sbrigarla in poco tempo in via telematica, mentre le altre tipologie tipo il visto come il business o l’employement ( che sono rinnovabili) è necessario passare per il commissariato di polizia. Interessante il primo gap d’informazioni tra la massacrante burocrazia indiana e la non meno agile burocrazia italiana, infatti per l’ufficio consolare indiano a Milano il visto da richiedere per i soggiorni come operatore (salariato o meno) presso l Associazioni Non Governative indiane è quello employement, che ha un costo maggiore, ma è rinnovabile in loco, per ottenerlo è necessario presentare: assicurazione medica di base, dimostrativi del reddito e lettera d’invito da parte dell’NGO ospite. Quindi per non avere noie ne faccio richiesta e lo ottengo. All’ NGO invece rimangono sorpresi poiché “basta” quello turistico e Vishan, il ragazzo che sbriga le pratiche dell’ufficio ha un momento di smarrimento quando comprende che la procedura di registrazione è diversa, ma per fortuna si tranquillizza subito appena al commissariato gli spiegan come fare. Vishan è anche il ragazzo che ci accompagna a visitare gli uffici del “quartier generale della Deep Greeha Society” che ifatti è molto più di un semplice ufficio. Situato poco lontano da uno dei principali sobborghi di Pune provvede al supporto fisico e psicologico delle classi più svantaggiate con una serie di progetti in città e in vari villaggi rurali intorno a Pune. La sezione più sorprendende è quella dedicata aine dei portatori di virus HIV, un virus pandemico dell’immunodeficienza che nella fase di sviluppo avanzato prende il nome di sindrome dell’immunodeficenza acquisita o AIDS. Questa sindrome è associata a uno stigma fortissimo in India, le persone che ne sono affette vengono immediatamente allontanate dalla famiglia d’appartenenza e si rirovano per strada privi di mezzi di sussistenza, situazione che ha risvolti drammatici specie per le donne che ne sono affette che rigettate dalla famiglia impossibilitate nel contrarre matrimonio vengono assorbite dal mercato della prostituzione. Tale meccanismo specie nei primi anni della sua comparsa ha generatouna proliferazione del virus senza controlloai danni dell’intera società. Ora le coppie che vogliono contrarre matrimonio sono obbligate a effettuare il test e in caso di riscontro positivo alla donna vengono somministrare le cure per scongiurare gli effetti sul feto in gravidanza. La deep Greeha society monitorizza la slum effettuando opere di sensibilizzazione e invitandone gli abitanti a svolgere il test, somministra cure mediche di base, dispensa i medicinali e un pasto proteico quotidiano (un uovo e un bicchier di latte), organizza corsi di formazione in inglese e informatica di base nonché attività artigianali per le donne (bigiotteria, tessuti o pittura) producendo piccoli manufatti vendibili su strada, per permettere loro non solo di mantenersi in modo onesto e dignitoso ma anche di accedere a un luogo che non le rifiuti ed emargini e ricostruendone così un’identità sociale altrimenti frantumata. Il progetto più interessante (poiché assolutamente lontano dalla nostra mentalità occidentale) è una sorta di agenzia matrimoniale dedicata ai portaori di HIV, corrispondendo ai costumi indiani infatti l’impossibilità di contrarre matrimonio (e creare una propria famiglia ) è un dramma psicologico di enormi dimensioni per un portatore di HIV in India, quasi superiori ai debilitanti effetti fisici della malattia. Il Signor xxx che coordina i progetti della sezione HIV ha istituito un libro di iscritti desiderosi di contrarre matrimonio che vengono invitati a degli eventi sociali (feste e cene) per poi permetter loro di incontrarsi, contattarsi e sposarsi col supporto della DGS e integrarsi nella società con uno status più accettabile e una vita effettivamente più positiva e colmata di prospettive e affetti. Gli altri progetti sono dedicati al supporto dei lavoratori con famiglia: al piano terra tra le cucine e l’ambulatorio dove vengono effettuate le consulenze e si dispensano i medicinali , ci sono 3 stanze , purtroppo piuttosto fattiscenti, dove vengono ospitati i bimbi fino ai 3 anni che i genitori non possono portare al lavoro. Al momento ci sono circa 40 bellissimi bimbi i più dei quali ti butta le braccia al collo appena entri a salutare. Ai due piani superiori ci sono tre uffici amministrativi, uno dei quali dedicato alle adozioni a distanza dei bambini negli orfanotrofi e nelle scuole dei villaggi rurali che visiteremo nei prossimi giorni. La prima settimana è una settimana di orientamento, Joel pensa di potersi occupare di un progetto di costruzione delle latrine biologiche per migliorare l’igiene dei villaggi, io vorrei poter condurre un piccolo ciclo di atelier artistici di narrazione , scrittura creativa e collage per i bimbi dai 4 ai 10 anni con gli insegnanti delle scuole in entrambi i villaggi. Abbiamo pensato anche a come unire l’utile e il dilettevole e condurre un laboratorio di falegnameria di base e pittura per creare con gli studenti più grandi dei pannelli-gioco tipo semplici puzzle da dare regalo alla crèsce dove ai bambini più piccoli sono completamente sprovvisti di giochi. Attendiamo lunedì per saperne di più.

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